MyMicroGallery è lieta di presentare “Pure Surface”, la mostra dell’artista americana Roni Lynn Doppelt che per la prima volta espone con una sua personale in Italia. La ricerca pittorica di Roni Lynn Doppelt mostra una chiara affinità con Morris Louis e Paul Jen-kins esponenti centrali dell’astrattismo americano e del Color Field Painting. Come Louis e Paul Jenkins, Roni Lynn Doppelt abbandona il pennello tradizionale per lavorare direttamente con il co-lore liquido, versato sulla tela. Questo approccio permette al pigmento di espandersi e penetrare nel supporto, generando velature, trasparenze e sovrapposizioni che diventano la struttura stessa dell’immagine.
Il gesto dell’artista, da azione diretta e visibile diventa controllo del flusso, regolazione dei tempi e delle densità. Il legame con questi artisti è particolarmente evidente nella gestione della gravità come strumento compositivo e nell’uso di campiture cromatiche pure. Tuttavia, Roni Lynn Dop-pelt sviluppa una pittura più aperta e atmosferica, più intuitiva, in cui il colore sembra espander-si liberamente nello spazio della tela. Le sue opere si distinguono per l’intensità luminosa delle tonalità e per una sensibilità cromatica che privilegia l’esperienza percettiva rispetto a qualsiasi riferimento figurativo. In questo senso, la sua ricerca si collega pienamente agli obiettivi del Color Field Painting: coinvolgere lo spettatore attraverso il colore, inteso come campo visivo ed emoti-vo.
La pratica pittorica di Roni Doppelt si colloca all’interno di una ricerca rigorosa sulla superficie come campo autonomo di indagine visiva. Le sue opere si configurano come spazi di pura intensi-tà cromatica, in cui il colore non è più veicolo rappresentativo, ma presenza assoluta. Attraverso un uso consapevole e stratificato della pennellata, l’artista costruisce superfici dense e vibranti, in cui gesto e materia si intrecciano in un equilibrio dinamico. La pittura si afferma così co-me esperienza percettiva immediata, capace di attivare una relazione diretta tra opera e spetta-tore. In questo contesto, la nozione di “Pure Surface” diventa centrale: la superficie non è più sup-porto, ma luogo attivo in cui si manifesta la tensione tra controllo e spontaneità, tra intenzione e accadimento. Queste opere invitano a non fermarsi alla superficie, ma ad addentrarsi in un uni-verso caleidoscopico, luminoso, in cui l’ombra sembra dissolversi. Si delinea così uno spazio ideale, quasi un giar dino senza tempo, dove la pittura non è nostalgia né pura espressione senti-mentale, ma azione: un atto vivo, presente, necessario.
Roni Lynn Doppelt è un’artista multidisciplinare attiva dagli anni ’80, con opere che spaziano dalla pittura astratta alla scultura in bronzo, alabastro e marmo. Vive a Jupiter, nella contea di Palm Beach (Florida), e trae ispirazione dall’amore per la vita, il colore e i viaggi.
Le sue creazioni sono state esposte in tutto il mondo, tra cui New York, Parigi, Venezia, Lon-dra, Seoul e Dubai, e fanno parte di collezioni private e spazi prestigiosi. Roni Lynn collabora con designer d’interni e le sue opere sono apparse su importanti riviste di arte e design. Artista e fi-lantropa, ha donato molte opere a organizzazioni benefiche sostenendo progetti culturali e sociali.
La mostra “Pure Surface” fa parte del circuito Milano Art Week 2026.
l centro propulsore dell’energia di Roni Lynn Doppelt è il colore. Un colore che l’artista versa direttamente sulla tela, sfidando il caso e assumendosi pienamente il rischio dell’imperfezione. Nel suo linguaggio, l’imperfezione coinciderebbe con una stesura che si confonde o si neutralizza, mentre il suo obiettivo è dar vita a opere che si presentano come corpi, dotati di una pelle vibrante e sensibile. È proprio in questa tensione che si inserisce il senso di pura superficie, la pelle della pittura: non un limite, ma un campo attivo, vivo, in cui il colore si manifesta come esperienza primaria.
La sua ricerca si indirizza, dopo un primo periodo figurativo, verso una forma di neoespressionismo calibrato, in cui l’emozione non è mai trattenuta, ma lasciata fluire liberamente, proprio come il colore sulla superficie pittorica. L’uso del colore portato alla sua massima intensità energetica, la conduce a una composizione pura, pur non rinunciando, in alcuni casi, alla tensione tra toni accesi e registri più sobri. Il gesto di Roni Lynn Doppelt è netto, deciso, ma mai rigido.
Le cromie si sovrappongono generando sfumature e modulazioni inattese e nuove modulazioni tonali, dando vita a un vero e proprio alfabeto visivo. Il dripping, lungi dall’essere casuale, è pienamente controllato: diventa struttura, principio compositivo, capace di produrre velature, trasparenze e stratificazioni che costituiscono l’ossatura stessa dell’immagine.
Il riferimento a figure come Morris Louis — protagonista centrale della pittura Color Field — appare inevitabile nel lavoro di Roni, che mantiene un rigore formale comparabile, ma che, nella sua libertà e intuizione lirica, risulta più vicino a Paul Jenkins.
Come loro, anche Roni Lynn Doppelt utilizza la gravità come strumento compositivo e lavora per campiture cromatiche pure. Tuttavia, se Louis tende verso costruzioni più definite — bande verticali o aperture a ventaglio —, la pittura di Roni Lynn Doppelt si distingue per una qualità più aperta e atmosferica, in cui il colore si espande liberamente nello spazio della tela. La sua si configura così come una rilettura contemporanea dell’astrazione americana.
In questo processo, il gesto non scompare, ma si trasforma: da atto immediato e visibile diventa controllo del flusso, gestione del tempo e delle densità. Anche quando le stesure si incontrano e si fondono, l’artista mantiene una visione d’insieme rigorosa: le sovrapposizioni si leggono come ombre interne al sistema cromatico.
Un’onda di colore si infrange sulla tela, registrando il movimento delle emozioni, liberandone l’intensità e restituendo allo spettatore la forza dell’intenzione artistica. È difficile rimanere indifferenti di fronte a queste opere, perché l’esperienza che propongono va oltre il semplice dato percettivo.
A un primo sguardo, i lavori possono apparire seriali; ma un’osservazione più attenta rivela un gioco sottile di variazioni cromatiche, simile a modulazioni su un tema musicale. Queste immagini invitano a non fermarsi alla superficie, ma ad addentrarsi in un universo caleidoscopico, luminoso, in cui l’ombra sembra dissolversi. Si delinea così uno spazio ideale, quasi un giardino senza tempo, dove la pittura non è nostalgia né pura espressione sentimentale, ma azione: un atto vivo, presente, necessario. (S.C.)