Enrico Cattaneo (Milano 1933 – 2019), dopo gli studi scientifici, si avvicina alla fotografia nel 1955. Frequenta il Circolo Fotografico Milanese, dove ottiene i primi riconoscimenti che consolidano il suo impegno nel campo della fotografia sociale.

Divenuto professionista nel 1963, sposta i suoi interessi verso il mondo dell’arte: fotografa gli studi degli artisti e le opere dei pittori che si affidano a lui per la documentazione del proprio lavoro, ma documenta anche inaugurazioni, incontri, eventi e performance collettive d’avanguardia.

Parallelamente, dedica spazio alla propria ricerca personale sul paesaggio delle fabbriche abbandonate e sulle nature morte di oggetti quotidiani, trasformati dalla sua visione in serie dai titoli accattivanti e ironici come: “Guerrieri”, “Maschere”, “Totem”, ma anche “La natura morta dei miei scarponi” o “Scatole rotte”.

Ha condotto numerose indagini sul mezzo fotografico e sulla sua materialità, dalle “Pagine” degli anni Settanta fino alle più recenti “Morandiane” (una reinterpretazione dell’estetica di Giorgio Morandi), “In regress” (sul recupero di vecchie immagini corrose dal tempo) e “Paesaggi”, immagini astratte realizzate senza fotocamera che evocano albe e tramonti.