CEDI LA STRADA AGLI ALBERI
MARIA VITTORIA DI MARCO
ADRIANA PUPPI,
ore 18.00 Dal 15 al 30 Gennaio, 2026
MyMicroGallery
Via Giovanni Boccaccio 24
20123 Milano
La mostra non è solo un percorso estetico: è un atto poetico e politico. Il gesto di “cedere la strada agli alberi” diventa metafora di una resistenza necessaria, un invito a ripensare la relazione tra uomo e ambiente, tra spazio urbano e spazio naturale, tra consumo e cura.
Dai versi del poeta traspaiono intimità e passione civile, un anelito a guardare il paesaggio come un corpo vivo, a immedesimarci in esso, per non essere più estranei a noi stessi. Le opere esplorano la possibilità di rallentare, di ascoltare ciò che cresce e resiste, e di riconoscere la dimensione collettiva del nostro abitare: la città, le piazze, le strade, i boschi sono territori condivisi che meritano rispetto e attenzione.
Attraverso le opere, il visitatore viene accompagnato in un viaggio poetico e sensoriale: fotografie che catturano attimi sospesi e dettagli trascurati, sculture che interagiscono con lo spazio fisico della galleria, dipinti e installazioni che evocano simboli di vita e resilienza. Il dialogo tra gli artisti costruisce un’eco contemporanea del messaggio di Arminio: la natura non è ornamento, ma presenza viva e imprescindibile.
Gli alberi sono simbolo di equilibrio tra ciò che sta sopra e ciò che sta sotto. Ci parlano di sopportazione, coinvolgimento e attaccamento. L’albero è un cosmo che abbraccia le sfere psichiche della creatività e dell’iniziazione, che trascendono spazio e tempo. Le radici sono fondamento e origine, e sono anche la prima parte ad emergere quando il seme germoglia. Con la loro forza e il loro potere trovano sempre un varco per farsi spazio. E’ la vita che si impone. E’ un gesto di disobbedienza: ciò che vive rompe ciò che è imposto, pianificato, controllato. La forza silenziosa delle radici è simbolo del processo creativo.
“Cedi la strada agli alberi” invita a ripensare i nostri gesti quotidiani, il nostro rapporto con l’ambiente e la comunità, trasformando la contemplazione poetica in un atto di responsabilità civile e collettiva.
