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Rosaspina Buscarino: Eclissi

 

MyMicroGallery è lieta di annunciare la mostra personale dell’artista Rosaspina Buscarino dal titolo “Eclissi”. Eclissi, dal greco Ekleipsis significa abbandono, mancanza, cessazione.

E’ il momento in cui le comuni fonti di luce vengono inghiottite per un breve istante. L’eclissi rappresenta I’Io oscurato dall’Inconscio. Un simbolismo che rimanda alla temporanea estinzione della luce inevitabilmente seguita dalla sua rinascita. Tutto nasce quindi da un annullamento, l’artista non presenta l’opera pittorica, ma bensì la sua immagine fotografica, l’”avatar”, il suo alter ego.
“Lo sguardo dentro l’obiettivo di Rosaspina Buscarino, configura l’emersione di un’assenza, l’eclissarsi di un oggetto e il suo riapparire come altro: il “qui e ora” si impone come un altrove. In questa contraddizione, nella sua nitidezza emotiva e conoscitiva si genera e si giustifica la sua ricerca fotografica. L’aspetto conoscitivo è quello più profondo e perentorio: l’esperienza dell’alterità come interrogativo sull’oggetto, sul suo consistere, sulla luce che può avvolgerlo, colpirlo, stravolgerlo, abbandonarlo alla deriva. Il fatto che l’oggetto fotografato sia “l’opera” – come evidenzia Rosaspina Buscarino – non modifica la natura del rapporto con ciò che sta al di là della macchina fotografica, ma credo possa rivelarne un aspetto misterioso e in qualche modo insondabile. Comunque investe da una specifica angolazione il tema dello sguardo, del distacco dall’opera, della ricerca dell’arte come ineludibile scacco della volontà, come una resa all’opera stessa che prende le sue strade, che ha in sé un elemento germinativo, iniziale, autonomo.” La ritualità dell’atto fotografico è portatrice dell’esperienza di una soglia, di un passaggio, del sublimarsi della materia, tra concretezza e astrazione.

Rosaspina Buscarino Canosburi compie gli studi a Milano laureandosi in pedagogia con una tesi di estetica. All’inizio degli anni ’90 prevale l’utilizzo delle carte, la cui consistenza si accompagna alla densità della materia pittorica nell’accogliere il segno e la parola stampata. Negli anni seguenti la parola diviene puro supporto, quasi sempre occultata nella sua forma specifica e consegnata come vibrazione di grigi e di neri sul fondo della stesura: nascono il Sillabario e il Toconoma. Il primo si presenta come una tessitura compatta di segni nella materia, il secondo come “drappo” che avvolge, ricopre, veste il quadro, lasciando tuttavia una parte della tela visibile, intatta. Nessuna opera compare in pubblico fino al 2003, quando avviene, a Milano, l’esordio espositivo dell’artista con una mostra personale alla galleria Arte 92, cui seguiranno numerose apparizioni in Italia e all’estero, tra le più recenti quelle a New York, Helsinki, Chicago, Londra e Berlino. Ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia.

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